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La ricetta di Google per combattere lo stress: Anche i techies hanno bisogno di cercare dentro se stessi

La ricetta di Google per combattere lo stress: Anche i techies hanno bisogno di cercare dentro se stessi

“Tensione è chi pensi di dover essere.

Rilassamento è ciò che sei.”

Proverbio cinese

A proposito di formazione non convenzionale. Qual è uno dei corsi attualmente più gettonati nella amena sede di Google a Mountain View, California?  Si chiama S.I.Y. ed è una sigla che non indica una tecnologia esoterica o l’acronimo di un nuovo software, ma in realtà sta per “Search Inside Yourself”. Un titolo che è a cavallo tra una esortazione vagamente socratica e uno slogan New Age, ma che si ricollega alla storia di successo dell’impiegato n° 107 del gigante della ricerca su web, un ingegnere di Taiwan entrato in Google nel Duemila.

 

Negli USA il 40% del prodotto interno lordo (una cifra spaventevole, 6.000 miliardi di dollari) deriva da aziende che non esistevano prima del 1980, ci ricorda Alec Ross, il Consigliere speciale per l’Innovazione di Hillary Clinton. Aziende che solo fino a qualche anno fa erano nient’altro che idee nella testa delle persone e adesso sono divenute realtà.

 

Google è una di queste, cresciuta esponenzialmente dalle cantine della Silicon Valley alla vetta di Wall Street, sotto la guida dei due fondatori Larry Page e Sergey Brin, in poco più di una decina di anni. Sostenuti da un’idea geniale e dalla facilità con cui ormai la tecnologia, e soprattutto internet, rendono possibile dar vita a un grande business in fretta e senza gli ingenti capitali richiesti in altri settori, hanno creato un colosso che ha cambiato le abitudini di tutti noi e che permette di navigare il web cercando e trovando quel che ci occorre.

 

Non possiamo che paragonarla ad un’altra avventura, più recente e dallo sviluppo ancora più vertiginoso. Si tratta naturalmente di Facebook, la società dell’ambizioso Mark Zuckerberg, che a soli otto anni dalla sua fondazione può vantare un miliardo di utenti attivi e una possibile quotazione al Nasdaq che ruota intorno ai cento miliardi di dollari. Un’azienda guidata dal 28enne più ricco del pianeta, che anche Obama è andato a trovare nella sede principale della società nel 2011.

 

Insomma, il tasso di innovazione cui siamo pervenuti ha raggiunto livelli a dir poco astronomici (e non sembra voler rallentare) e le possibili evoluzioni a cui idee brillanti possono sottoporre un’azienda, i suoi manager e i suoi impiegati fanno davvero tremare i polsi. Una controindicazione però esiste e riguarda le persone. L’impatto di ritmi lavorativi massacranti, di 80 ore medie a settimana, di una adesione in cui anche creatività e passione sono un ingrediente indispensabile evidentemente comincia a farsi sentire. Ed affiorano quella sindrome da stress e quei fenomeni di burn out che una società affluente non giustificherebbe ma che sono stimolati dall’elevatissima competizione, dalla necessità di dare sempre il meglio, dalla impossibilità di sottrarsi ad imprese che a volte sono più grandi di noi.

 

Ed ecco qui allora intervenire Mr. Chade-Meng Tan (che dal Duemila in Google ha fatto una discreta carriera e ora lavora nel reparto Risorse Umane). La sua idea vincente è stata quella di distillare nel corso S.I.Y., distribuito nell’arco di quasi due mesi, il nocciolo della sapienza orientale e della meditazione, coniugate alle ultime scoperta della ricerca scientifica in termini di intelligenza emotiva (due ambiti che spesso mostrano sorprendenti aree di sovrapposizione) e di offrirlo alla stressata popolazione della compagnia statunitense. Un presumibile antidoto alla fatica dell’azione organizzativa contemporanea, dei rilevanti compiti intellettuali legati all’innovazione  e allo spaesamento generato da un ambiente mai uguale a se stesso, teso ad esplorare le frontiere del nuovo e ad assumersi i rischi di avventurarsi in un territorio inesplorato.

 

Quali sono gli ingredienti chiave della Google Recipy contro lo stress? Sulla falsariga della mindfulness (che in italiano traduciamo: presenza mentale), si articolano in tre capitoli: training dell’attenzione cosciente, conoscenza e gestione di sé, creazione di utili abitudini mentali. Si tratta in altre parole di imparare alcuni principi e tecniche di meditazione, capaci di indurre una migliore centratura su se stessi e sulle proprie emozioni, di dare maggiore spazio all’altro e alle sue categorie, ascoltandolo e cercando di comprenderne le ragioni, di imparare a ritagliare spazi di tranquillità mentale e di ristoro psichico dal quotidiano rumore generato dalla elevata interazione e dalle pressioni che ci si trova ad affrontare in ambienti così competitivi.

 

Con la consulenza di scienziati del calibro di Daniel Goleman, lo psicologo che ha coniato il termine E.Q. – Emotional Quotient (ad integrazione del molto più famoso I.Q., il quoziente intellettivo che andava di moda nel secolo scorso) una delle Società più intensamente evolute del business contemporaneo cerca di ri-equilibrare l’ansia e il coinvolgimento totalizzante che taluni ambienti ad elevatissima produttività e impegno tendono a generare. La risposta è un corso così speciale, già frequentato da oltre un migliaio di impiegati e che sta avendo un notevole successo.

 

Questo probabilmente è il motivo per il quale, aggirandosi per i bei viali della sede californiana di Google, capita di sentire animate discussioni sul significato della parola “fallimento”, di ascoltare persone che scambiano i loro sentimenti profondi, di vedere impiegati seduti a terra a fissare il vuoto per lunghi istanti improduttivi. O anche di venire scherzosamente ammoniti a seguire la regola della SSBNR (Stop, Breath, Notice, Reflect and Respond) quando si è risposto in modo frettoloso o avventato, di essere invitati a porre la massima attenzione prima di inviare una mail  che rischia di generare confusione e risentimento per i toni approssimativi che usa.

 

Dalla frenesia di Google alla meditazione buddhista, una mossa davvero contro corrente, che fa pensare come Ghandi avesse ragione nel dire che nella vita c’e’ qualcosa in più che non sia solo accelerarne la velocità. L’obiettivo dell’ingegnere taiwanese è davvero ambizioso: rendere disponibili gli insegnamenti della meditazione a tutta l’umanità. Perché non cominciare dall’azienda in cui si lavora? Complimenti, Mr. Tan!

 

 

 

Barbara Parmeggiani

Antropologa, Consulente & Coach

bparmeggiani@gmail.com

 

I riferimenti sono a:

1.     O.K., Google, Take a deep breath, Caitlin Kelly, The New York Times, April 29, 2012

  1. Io e Zuckerberg ad Harvard, Vincenzo Latronico, Corriere della Sera, 14 maggio 2012

3.    Searching Inside Yourself: The Unexpected Path to Achieving Success, Happiness (and World Peace),  Chade-Meng Tan, 2012

4.     Le nuove imprese digitali crescono se sanno rischiare (e sanno fallire), Alec Ross, Corriere della Sera, 9 maggio 2012

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